La saga di Khyo nasce in un pomeriggio del novembre 2005, quando un intero mondo fantasy apparve prepotentemente nella mia mente. Dopo i primi anni di gestazione, stanco di vederlo agognare nei ritagli di tempo tra un lavoro e l'altro, ho avvertito l'obbligo morale di dedicare maggiore attenzione al suo sviluppo. Poiché, se è vero che un artista vive costantemente diviso tra il mondo reale e quello immaginario che si divincola nella mente tentando di uscire, dovevo tentare di imbrigliare in un modo o nell'altro queste idee. Quantomeno per giustificare le mie continue assenze agli abitanti del mondo tangibile.

La leggenda dell'onvir alato

"La leggenda dell'onvir alato" è il primo romanzo de "La saga di Khyo"

 Senza alcun ricordo di sé, un giovane onvir dal sangue misto, si ritrova coinvolto in una pericolosa sequenza di eventi. Ossessionato da un'inquietante voce nella sua testa, affronterà il suo torbido passato, dal quale uno spietato vragonas emergerà per reclamare ad ogni costo la sua vita. Sulla sua strada, un avventuriero onvir, un goffo delig e un’avvenente hiljinari, lo accompagneranno attraverso il regno di Klemvir, dove un'oscura forza è in atto, determinata a porre fine con ogni mezzo alla loro civiltà.

 

"La leggenda dell'onvir alato" è pubblicato in formato ebook su:

 

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oppure in formato cartaceo su:

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Valutazione letteraria

Gli elementi di forza del romanzo vanno ricercati, innanzitutto, nel suo carattere estremamente “visivo”.

L’autore infatti riesce a rendere con grande perizia le ambientazioni presentate, consentendo al lettore di immergersi, volta per volta, nel contesto in cui si svolge la vicenda. Ben delineati infatti appaiono i contesti descritti; vengono altresì resi con abilità gli scenari dei mondi fantastici in cui si svolgono i fatti narrati.

Il testo si caratterizza per un’estrema scorrevolezza, agevolata dal continuo succedersi di avvenimenti. Non c’è un momento di pausa; la trama è densa e fitta di situazioni di notevole efficacia narrativa.

Oltre alla piacevolezza della lettura, destinata senza ombra di dubbio al pubblico degli appassionati del genere fantasy, c’è da sottolineare anche un intento di disamina sociale che è percepibile, alla base dell’opera. Le sei razze che popolano il pianeta Hasnarhya, infatti, paiono rappresentare gli ottusi schematismi della società umana, che tende a classificare le persone perdendo di vista le individualità. È questo l’atteggiamento che provoca, in molti casi, l’esplosione di conflitti che possono essere di natura politica e militare ma anche, più banalmente, di natura sociale. Esiste pertanto anche una possibilità di lettura trasversale del testo, che resta tuttavia - è importante sottolinearlo - innanzitutto un’opera di genere, possedendo tutte le prerogative più caratterizzanti del fantasy.

Talento Letterario

Incipit

« Cammina! »

Una voce roca e profonda gli impartì il comando. Il sangue iniziò a fremergli nelle vene, allontanando sempre più il torpore che lo avvinghiava. Aprì gli occhi guardandosi rapidamente intorno, ma era solo. Provò a muovere le gambe: erano pesanti e rigide come dei tronchi fradici arenati sulle rive di un fiume. Quella voce inquietante nella sua testa lo intimoriva e dentro di sé sapeva che non avrebbe tollerato un rifiuto, doveva continuare a muoversi, nonostante fosse ferito e debilitato, arrancando sul terreno reso pesante dalla pioggia, sostenendosi di albero in albero, attraverso la fitta e scura vegetazione che lo circondava a perdita d’occhio.

Alberi, ancora alberi… sono giorni ormai che vago senza meta in questa dannata foresta. Sembra non avere fine, dove mi trovo? Non ricordo, non ricordo niente!

La flebile luce di lithien, affiorava a tratti tra le livide nubi, attraversando le cime frondose degli alberi scossi dal vento, illuminando la notte con rapide lance di luce azzurra che rivelavano a malapena la sagoma instabile e indefinita del misterioso viandante. La pioggia battente, brillava in migliaia di riflessi sulla pelle cinerea del volto, delineandone le forme: uno sguardo scuro e sofferente di un giovane onvir, dal piglio deciso e spietato, di chi aveva sfidato la morte innumerevoli volte.
   Tra le enormi radici scoperte, lambite da rapidi rivoli di fango, intravide nuovamente la piccola creatura luminosa che da giorni sembrava guidare il suo cammino. Era grande poco più di un pugno, le piccole ali sbattevano freneticamente, facendo ondeggiare la folta pelliccia dalla quale si intravedevano sei esili zampe. Dalla testolina triangolare, tre grandi occhi neri come la notte, lo scrutavano con aria interrogativa, orientando nella sua direzione le quattro lunghe orecchie affusolate.

Di nuovo quello strano animale luminoso! Non so cosa sia, ormai non distinguo più cosa è reale e cosa è un sogno! Non so nemmeno perché lo stia seguendo, ma… è come se mi stesse guidando verso qualcosa… il bisogno di seguirlo è ormai irrefrenabile.
   Devo capire cosa mi è accaduto… quell’orrenda voce… non voglio più sentirla.

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